Cosa c’è di più tipico di un camino acceso con amore, destinato a preparare le caldarroste?
Adoro quando mio padre mi chiede “I facimu dui ruselli?” Si, papà! Ma ne voglio più di due! 😆

E così inizia a preparare tutto l’occorrente: castagne appena raccolte nelle nostre montagne e private del riccio, legna e… manca un oggetto fondamentale, ma te lo presento tra poco!

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Mio padre davanti al suo camino prepara “i ruselli”

 

Arriva l’autunno… e a Cetraro arriva anche il periodo delle castagne: dopo la raccolta in montagna, tra settembre e ottobre, è bellissimo vedere gli ambienti di casa pieni di deliziose castagne a fare da decorazione! Inoltre, a seconda del periodo di raccolta, le castagne si conservano anche fino a novembre per rassicurare i nostri palati il più a lungo possibile!

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Se ti trovi dalle mie parti In questo periodo, devi assolutamente andare a Fagnano Castello, piccolo paese vicino Cetraro (circa 30 minuti di macchina), per immergerti nell’atmosfera tradizionale della Sagra della Castagna.. vedrai quante bontà potrai assaggiare!

Ok, torniamo alle nostre caldarroste! Prima di procedere alla cottura bisogna assolutamente fare due cose: porle ad asciugare per qualche giorno (se sono state appena raccolte) e poi incidere con la punta di un coltello ognuna di esse: è con queste due accortezze che si eviterà una possibile esplosione una volta sottoposte al calore del fuoco!

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Castagne pulite e messe ad asciugare nella “carzula” fatta a mano da Giuseppe, caro amico di mio padre

 

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Castagne pulite e messe ad asciugare nel “crivu”, tradizionale cesto di legno con una rete alla base, indispensabile per setacciare diversi alimenti

 

Ora prendiamo la legna e prepariamo un bel fuoco vivace.

Eccolo.. è arrivato il suo momento: ora posso presentarti il vero protagonista di questa preparazione: u rusellaru! Parlo di una padella dal fondo bucato e dal lungo manico ideato proprio per la preparazione delle caldarroste; mio padre ne ha comprato da poco uno che è meno tipico e tradizionale ma molto bello e comodo.. se ne innamorò vedendolo esposto in un mercatino locale e tutt’ora ne va davvero matto!

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Mio padre prende le castagne dalla “carzula” per metterle nel “rusellaru”

 

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Una volta poste le castagne nel rusellaru è tempo di poggiarlo sul fuoco girandolo di tanto in tanto per evitare che le castagne si brucino.

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Questi sono 10-20-30 minuti di cottura e di acceso desiderio per le mie papille gustative, minuti in cui mi lascio avvolgere dal rumore e dal calore della legna ardente.. aspettando di sentire il profumo delle caldarroste raggiungermi piano piano!

Finalmente ci siamo: i ruselli sono pronte.. è il momento di aprire u rusellaru e far cadere le castagne in un recipiente resistente al forte calore (mio padre adora le scatole di cartone 😀 ).

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Davanti ai mei occhi un mix di colori bellissimi.. e quello che colpisce subito è il marrone/rosso della castagna nascosta tra la sua buccia bruciata!

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Non mi resta che sbucciarle e mangiarle ben calde… magari accompagnate da un bel bicchiere di vino preparato dal mio papà (anche se, papà ammettilo, Filomena è molto più brava di te col vino! 😛 ).

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Visto che la temperatura si sta abbassando, chiudo con il Calore del camino (e di un papà calabrese premuroso!)

4 Commenti
  • Angela

    Che fame che mi è venuta! Scrivo da Monaco.. vengo in estate a Cetraro e mi manca come l’aria a volte. Grazie per questo blog molto interessante!

    dicembre 12, 2016
  • Adoro le castagne, le ho mangiate in molti modi; le caldarroste e un bicchiere di vino Voiello è il miglior modo per festeggiare l’autunno ❤️

    novembre 25, 2017

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