Panorama di Cosenza Vecchia, Calabria

Cosenza Vecchia è la faccia storica della città di Cosenza, uno stretto abbraccio tra vicoli tortuosi e palazzi signorili, la parte antica che si riflette a quella moderna da cui è divisa dal fiume Crati che si bacia col Busento, quella lingua d’acqua col compito di narrare leggende e segnare il confine dell’anima vecchia con quella nuova della città.

 

Io sono nata e cresciuta a 50 KM da Cosenza eppure c’è stato bisogno di incontrare Alessandra per annusarne tutta l’essenza.

 

Alessandra Scanga è la Guida Turistica fondatrice di GuideInCalabria, cosentina doc, che mi ha preso per mano (e per il cuore) accompagnandomi alla scoperta di Cosenza Vecchia. Ascoltare i racconti sulla sua città natale è una delicata melodia che conduce a suon di cultura tra le strette strade in cui all’improvviso vedi spuntare palazzi storici, botteghe e affreschi all’aperto

 

Cosa vedere a Cosenza? È grazie a lei che oggi posso raccontarvelo e proporvi questo itinerario alla scoperta della Cosenza Vecchia, esperienza vissuta insieme alla mia amica Josephine che mi ha aiutata a fare diverse foto col suo occhio infallibile.

 

COSA VEDERE A COSENZA: GIRO A PIEDI DI COSENZA VECCHIA

Prima della visita: 10 cose fighe da sapere su Cosenza

Prima di visitare un posto nuovo ho bisogno di apprendere qualcosa sulla sua anima, di studiare e lasciare impresse nella mente le cose per me più significative.

 

  1. Le sue origini risalgono almeno all’VIII secolo a.C. col villaggio italico di Kossa (pensate che le sue monete, risalenti al 420 a.C., si trovano al British Museum di Londra!)
  2. Con il nome Consentia fu la capitale dei Bruzi, antico e combattivo popolo italico dell’Italia Meridionale che si ribellò nel 356 a.c. ai lucani di cui erano schiavi, per poi conquistare molte città della Magna Grecia calabra fino ad arrendersi ai romani
  3. È stata lo storico capoluogo della Calabria Citeriore (o latina, settentrionale) divisa dalla Calabria Ulteriore (o greca, centro-meridionale) durante i Regni di Sicilia, di Napoli e delle Due Sicilie (dal 1200 circa al 1861, prima della proclamazione dell’Unità d’Italia per intenderci)
  4. Fu la città amata da Federico II di Svevia e residenza di Luigi III d’Angiò
  5. È la tomba, non ancora precisamente individuata) di Alarico I, temerario Re dei Visigoti nonché autore del celebre saccheggio di Roma del 410
  6. Ha dato i natali a Bernardino Telesio, famoso filosofo e naturalista del 1500
  7. È conosciuta come “Atene della Calabria” grazie all’importante valore culturale avuto tra XV e XVI secolo
  8. Qui furono giustiziati nel 1844 i Fratelli Bandiera, patrioti protagonisti del Risorgimento che provarono a sollevare le popolazioni calabresi contro il regno di Ferdinando II col sogno dell’unificazione nazionale
  9. Ha visto l’arrivo di Garibaldi il 31 agosto del 1860, che parlò al popolo dal balcone del Palazzo del Governo con applausi di gioia
  10. Si estende su 7 colli, proprio come quelli famosi di Roma, raffigurati nel suo stemma.

Cosenza Vecchia: l’itinerario a piedi da fare in mezza giornata

Parti da Piazza XV Marzo in compagnia del Monumento dedicato a Telesio e circondato dai prestigiosi edifici del Teatro Rendano, Accademia Cosentina, Palazzo Sersale-Telesio, Palazzo del Governo e Villa Vecchia.

 

Imbocca Corso Telesio, il biglietto da visita della città vecchia, e poi fai tappa allo storico Caffè Renzelli su Piazza Parrasio, dedicata all’omonimo umanista cosentino. Dopo un buon caffè, fermati sulla piazza per guardare di fronte a te Palazzo Arnone e il Museo Diocesano.

 

Riprendi su Corso Telesio e fatti accogliere dalla briosa Catia alla Bottega del Maestro Caruso per scoprire di più sull’antica arte tessile calabrese.

 

Uscito dalla bottega, scendi ancora un po’ su Corso Telesio e raggiungi Piazza Grande (o Piazza Duomo) per entrare nella Cattedrale di Santa Maria Assunta.

 

Esci dalla Cattedrale e imbocca il Vico della Neve e scendi sul lungocrati di fronte al Mercato dell’Arenella. Percorrilo incrociando, appena dopo il Ponte di San Francesco da Paola (erroneamente chiamato dei Pignatari), il Palazzo Galeazzo di Tarsia e il dipinto di Goyo Domínguez. Prosegui fino ad arrivare sul Ponte Mario Martire per fermarti a guardare la Statua di Alarico I in corrispondenza della confluenza del Crati col Busento.

 

Poi entra su via Quattromani Sertorio lungo il quale trovi il complesso dei dominicani e, alla sua fine, gira su Corso Umberto I per arrivare all’ultima tappa in Piazza dei Bruzi che ospita l’omonimo Elmo Arcaico.

Il racconto da compagnia lungo l’itinerario

Lungo l’itinerario, fatevi accompagnare dal mio racconto impreziosito da alcune delle informazioni storiche che mi ha regalato Alessandra. Ve lo lascio qui sotto come un amico a farvi compagnia.

Piazza XV Marzo: Monumento dedicato a Telesio, Teatro Rendano, Accademia Cosentina, Palazzo Sersale-Telesio, Palazzo del Governo e Villa Vecchia

I nastri di partenza mi aspettano in Piazza XV Marzo, abbracciata tutto intorno da edifici e sculture emblematiche della città: il Teatro Rendano inaugurato nel 1909 e dedicato al pianista Alfonso, l’Accademia Cosentina nata nel 1501 grazie all’Umanista Parrasio e che ospita la Biblioteca Civica, il Palazzo Sersale-Telesio nonché dimora del famoso filosofo/naturalista e attuale liceo classico, Villa Vecchia cioè il giardino comunale che verdeggia dal lontano 800 e il Palazzo del Governo sede della Provincia. Impossibile non notare, in alto davanti a me, il Castello Normanno-Svevo che spicca a 380 mt d’altezza e la cui torre dalla forma ottagonale funge da firma di Federico II.

Accademia Cosentina, Cosenza, Calabria
Dentro il Palazzo del Governo

Alessandra mi porta nel Palazzo del Governo e ne sono elettrizzata. Come faccio a non esserlo dato che sto entrando nello stesso posto che è stato teatro di episodi dal calibro della rivolta antiborbonica del XV Marzo 1844 (e da qui il nome della Piazza in cui mi trovo), la visita di Garibaldi del 1860 e il soggiorno dei Savoia del 1881?

 

Ale mi spalanca la porta della sontuosa Sala del Consiglio, ricca di affreschi tra cui quelli dedicati a Federico II, Ruggero d’Altavilla, Dante e Machiavelli e con i 4 busti di 4 importanti studiosi cosentini cioè Bernardino Telesio per la filosofia, Antonio Serra per l’economia, Gian Vincenzo Gravina per la letteratura, Gaetano Argento per il Diritto. Gli occhi si tingono poi del rosso delle pareti nell’elegante Sala degli Specchi e prendono la forma degli emblemi araldici nella Sala degli Stemmi che contiene quelli dei 150 Comuni della provincia. Ovviamente vado subito alla ricerca di quello del mio paese Cetraro!

Dentro il Teatro Rendano

Un teatro di tradizione che apre le sue porte nel 1909 con l’Aida di Giuseppe Verdi. Mi siedo tra le rosse poltrone nella sala a forma di cavallo e ammiro il palcoscenico davanti a me e le gallerie intorno, immaginando gli spazi colmi di gente in trepidante attesa che si apra il sipario e inizi lo spettacolo!

Corso Telesio

Qui sento come se le palpebre fossero all’improvviso puntellate: non vogliono abbassarsi davanti alla bellezza di Corso Telesio che attraversa il centro storico, il cuore più antico della città.

 

Corso Telesio, mi racconta Ale, si chiamava una volta Via dei Mercanti perché c’erano tante botteghe che vendevano soprattutto lana e seta. Cosenza era molto rinomata per la produzione di seta grezza poiché nella nostra provincia c’erano tante piante di gelso, filande e allevamenti di bachi da seta.

 

Lungo questo affascinante serpentone che prende il nome del famoso umanista e naturalista Bernardino, ogni slargo prendeva il nome in base al mercato che vi si svolgeva e Piazza delle Uova e Piazza dei Pesci ne sono un esempio.

Piazza Parrasio: Caffè Renzelli, Palazzo Arnone e Museo Diocesano

Vi va di entrare nell’anno 1803? E allora fermiamoci su Piazza Parrasio e varchiamo la porta del Gran Caffè Renzelli, punto di ritrovo di diversi intellettuali le cui voci ne animavano quelle stesse sale che oggi ospitano foto storiche sulle pareti.

 

Il tempo di gustare un buon caffè abbracciati dallo stile liberty e dalle note del pianoforte e usciamo di nuovo sulla Piazza dove, affianco al Renzelli, c’è il Museo Diocesano che raccoglie reperti provenienti dal Duomo e da altre chiese del territorio. Di fronte a noi, sul colle Triglio, c’è il Palazzo Arnone nonché sede della Galleria Nazionale che ho visitato in occasione della Mostra di Rembrandt.

 

PS vi consiglio di scendere anche su Piazzetta Toscano che si trova proprio sotto Piazza Parrasio per vedere la preziosa area archeologica all’aperto che testimonia le quattro epoche brettia, romana, medievale e rinascimentale.

Piazza Parrasio, Cosenza, Calabria

La Bottega “Scuola di Tappeti” del Maestro Caruso

Ci rimettiamo su Corso Telesio e un grande sorriso è li ad aspettarci sulla soglia di una bella vetrina. Oh Catia, quanta allegria nelle sue parole! Catia mi dà il benvenuto nella Bottega del Maestro Domenico Caruso, in mezzo ai preziosi tessuti realizzati nella sua Scuola di Tappeti che si trova a San Giovanni in Fiore (CS), lì dove visse il celebre teologo, abate e scrittore calabrese Gioacchino da Fiore.

 

Passo le dita delicatamente tra i telai antichi dai quali nascono splendide creazioni realizzate in fibre naturali come il cotone, la lana, la seta, la ginestra. E a proposito di ginestra e della antica tradizione calabra di tessitura, mi viene inevitabilmente nonna Laura: l’estate scorsa mio padre ha trovato una vecchia valigia, che nonno usava per i suoi viaggi A/R da Cetraro alla Svizzera, piena di gomitoli di ginestra usati per fare sacchi atti a conservare le granaglie e “materassi” riempiti di spighe vuote.

 

Lo racconto subito a Catia che a sua volta mi parla di quando i tessuti in ginestra fungevano da mantello rinfrescante per la transumanza estiva da San Giovanni in Fiore: dal freddo della montagna si scendeva verso il mare con il bestiame e si percepiva talmente tanto caldo che le donne usavano coperte di ginestre per placare il caldo.

Piazza Grande (o Piazza Duomo) e Cattedrale di Cosenza

È arrivato il momento di entrare nel Duomo di Cosenza, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, principale luogo di culto cattolico della città. Salendo le scale, prima di attraversare uno dei 2 portoni laterali, la targa sulla facciata ci ricorda che è stata riconosciuta come patrimonio testimone di cultura di pace dall’UNESCO.

 

Costruita intorno alla metà dell’XI secolo può vantarsi di più stili architettonici grazie alla sua storia quasi millenaria. Fu consacrata da Luca Campano, Arcivescovo della città, nel 1222 alla presenza dell’imperatore Federico II di Svevia che fece dono della Stauroteca, importantissima croce reliquaria conservata nel Museo Diocesano.

Cattedrale di Cosenza, Calabria

Attraversare le sue navate è un po’ come camminare in un museo di scultura, arte e storia. Alessandra mi racconta in modo ogni particolare di ciò che incontriamo: la cappella barocca dedicata alla Madonna del Pilerio, protettrice della città, contenente la sua icona che la raffigura mentre allatta e una scultura in marmo con degli angeli realizzati da Giuseppe Sanmartino (colui che ha firmato il famoso Cristo velato della cappella San Severo di Napoli); la Cappella del Santissimo Sacramento o dell’Orazione e della Morte, con le lastre che ricordano tutti i partecipanti alla spedizione dei Fratelli Bandiera protagonisti del Risorgimento (che furono sepolti qui e poi spostati a Venezia); l’organo a canne realizzato dalla ditta Mascioni specializzata nella realizzazione degli organi come quello del Duomo di Milano e di San Francesco di Paola.

Attenzione particolare va data al Mausoleo del 1271 dedicato alla Regina Isabella d’Aragona, Regina di Francia e moglie di Filippo III detto “l’Ardito”. Morì, in dolce attesa, al Castello Svevo dopo essere caduta nei pressi di Cosenza attraversando il fiume Savuto in piena per andare incontro al marito di ritorno da una crociata non fortunata. Qui ci sono i resti del bimbo mentre quelli della Regina sono stati portati in Francia nella Basilica di Saint Denis dove sono sepolti tutti i Re e le Regine francesi in una necropoli Reale. Ecco perché questa Regina è definita la Regina dalle due tombe.

Fatico a trattenere un particolare sorriso quando, davanti il prezioso Sarcofago del III-IV sec d.C con i resti di Enrico VII Hohenstaufen (figlio primogenito di Federico II di Svevia), Alessandra mi racconta che era chiamato “lo Zoppo” o, alla cosentina, ‘U sciangatu” a causa dei problemi all’anca.

Lungocrati, Ponte di San Francesco di Paola, Corso Plebiscito, Palazzo Galeazzo di Tarsia-Gaeta, dipinto di Goyo Domínguez e Statua di Alarico I

Scesi dal Vico della Neve in Piazza Duomo siamo di fronte al Mercato dell’Arenella, che Ale mi racconta prontamente esser chiamato così perché il Crati, quando esondava, lasciava dei depositi di arena cioè sabbia.

Percorrendo il lungocrati passiamo oltre il Ponte dei Pignatari e ci fermiamo a scattare una foto al Palazzo Galeazzo di Tarsia-Gaeta in pietra di tufo, datato XV secolo e con i due busti di Minerva e di Marte.

 

Impossibile non notare sulla sua sinistra il dipinto di Goyo Domínguez che rappresenta l’arrivo a Cosenza dell’imperatore Carlo V nel 500.

Proseguiamo fino ad arrivare sul Ponte Mario Martire e qui ci fermiamo a guardare, in corrispondenza della confluenza del Crati col Busento,  la Statua equestre di Alarico I realizzata dall’artista torinese Paolo Grassino.

 

E se vi dicessi che potreste trovarvi vicinissimi al più grande tesoro perduto della storia? Alarico I era infatti il barbaro e colto Re dei visigoti famoso per il saccheggio di Roma, di cui la leggenda narra sia stato sepolto qui insieme ad un tesoro di di 25 tonnellate d’oro e 150 d’argento, oltre a gioielli, monete e diversi preziosi trafugati nella Caput Mundi. Si narra anche che gli schiavi coinvolti negli scavi della tomba vennero uccisi per nascondere per sempre il bottino.

 

Sapete che i tedeschi amano molto Cosenza grazie a questa leggenda? Il poeta e drammaturgo tedesco August von Platen-Hallermünde vi ha infatti dedicato una poesia intitolata La tomba nel Busento che si studia nelle scuole.

Statua Alarico, Cosenza, Calabria

Piazza dei Bruzi ed Elmo

Concludiamo questo affascinante giro a piedi nella Vecchia Cosenza davanti l’Elmo dei Bruzi (o Arcaico). Questa è una scultura di Mimmo Paladino che rivisita in chiave contemporanea l’originale elmo dei bruzi conservato nel museo della sibaritide di Cassano allo Ionio (CS).
Una vasca piena d’acqua sostiene l’elmo e rievoca la leggenda di Alarico e la sua sepoltura nel fiume Busento. Qui si trova anche l’edificio del Comune di Cosenza.

Come raggiungere il punto di partenza

Vi consiglio di raggiungere il Largo Santo Spirito in auto e parcheggiare sulle strisce blu. Da qui potete raggiungere a piedi in 3 minuti Piazza XV Marzo per iniziare l’itinerario.

Come vivere la mia stessa esperienza

Questo è un itinerario che si può fare in autonomia, ma vi assicuro che avere affianco una guida turistica che condisce ogni cosa vista con chicche storiche e culturali dà un sapore in più all’esperienza. Se utile, qui trovate Alessandra!

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LAURA, FOUNDER

Nata e cresciuta a Cetraro (Calabria), vivo a Milano con il cuore verso sud. Qui racconto la mia terra tra luoghi, sapori e tradizioni. Per sapere di più su di me

 

6 Commenti
  • Mario Aloise

    Magnifico

    Febbraio 25, 2020
  • Interessante ed utile non solo per nuove generazioni ma anche per gli anziani.Un grazie cuore,gentile Laura.

    Febbraio 25, 2020
  • Mariateresa

    Bravissima. Cosenza ha un centro storico meraviglioso. Peccato non valutato abbastanza dai nostri amministratori.

    Febbraio 25, 2020

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