Dolci di Pasqua in Calabria, Cannilijri

© Laura e i Dolci Pasquali di Nonna Annina a Cetraro (CS)

In Calabria si sa, il buon cibo legato alle tradizioni non manca mai e per molti il periodo pasquale è importante tanto quanto quello natalizio.

 

Se vi state chiedendo quali sono i dolci calabresi di Pasqua vi do io la risposta perché, per LOVECetraro – Calabria Travel Blog, vi porto dentro le cucine delle donne di casa, protagoniste indiscusse di questo periodo carico d’atmosfera e che si ritrovano tutte insieme per prepararli  almeno 7 giorni prima della Domenica Santa.

Dolci di Pasqua in Calabria

© Laura e i dolci di Pasqua di Nonna Annina a Cetraro (CS)

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© i dolci di Pasqua di Nonna Annina a Cetraro (CS)

Considerate che alcuni dolci sono uguali in tutto il territorio ma cambiano nome, quindi non me ne vogliate se in primis li chiamo come si fa nella mia città Cosenza (se volete scoprirla, Laura vi consiglia un bellissimo itinerario a piedi a Cosenza Vecchia).

 

Tanti sono i simboli gastronomici che possiamo accostare alle festività pasquali in Calabria ma sicuramente l’uovo, simbolo di nascita e vita, è quello più usato in diverse ricette, dalla frittata pasqualina alle torte salate fino ai dolci.

 

Le tradizioni vengono tramandate da generazioni e si dice che i dolci si possono assaggiare solo dal sabato prima di Pasqua. Quindi via le mani!

Dolci di Pasqua in Calabria, Laura & Nonna Annina a Cetraro (CS)
Dolci di Pasqua in Calabria

© Dolci di Pasqua in Calabria, Laura & Nonna Annina a Cetraro (CS)

I DOLCI CALABRESI DI PASQUA

I Cucùli o Cuzzùpe, Cudduràci, Sguta, Cannilijri

È sempre vivo in me il ricordo di mia nonna che chiamava a raccolta il parentato femminile e le amiche del vicinato per preparare i “cucùli”.

 

I cucùli, chiamati così nella zona del cosentino (a Cetraro, il paese di Laura, si chiamano cannilijri) hanno un impasto dolce e aromatizzato grazie alle uova, alla scorza del limone ed un “pizzico” di strutto. Un dolce dalle forme fantasiose, potremmo dire quasi dallo stile barocco, con la presenza al centro di un uovo con il guscio.

 

Questo dolce arriva addirittura dalla Magna Grecia abbellito da foglie di alloro.
E nella Grecia moderna il dolce tipico pasquale è proprio lo “Tsoureki” che è molto simile al cucùlo calabrese.

 

I significati legati ai cucùli sono racchiusi nel suo impasto: il pane è segno di fertilità e abbondanza, mentre le uova assumevano un tempo diverse funzioni simboliche. Ad esempio, se siete il genero di una suocera calabrese che vi regala un cucùlo con sette uova state pure certi che il matrimonio è vicino!

 

Per quanto riguarda i nomi diversi per zona, nel vibonese e nel catanzarese i cucùli vengono chiamati “cuzzùpe”, nella locride “sguta” e nel reggino “cudduràci”, dove può cambiare leggermente anche l’impasto che dà vita ad un pane aromatizzato utilizzato non solo per dolci ma anche per il salato.

 

Una bella curiosità arriva proprio da Reggio Calabria dove il dolce viene preparato a forma di cuore e con tante uova sode. La tradizione tramanda che più grande è il dolce e più uova sode ci sono nella decorazione, maggiore è l’amore provato per la persona a cui lo si regala.

© i Cùculi | foto di Wlady @calabriafoodprn/IG

Dolci di Pasqua in Calabria, Cuddùra

© Cuddùra di Reggio Calabria | foto di Angy @reggiocalabria.food/IG

I CANNILIJRI: LA RICETTA DI NONNA ANNINA

 

Dopo minuti e minuti di indicazioni a suon della tipica misura di non dosaggio delle nonne calabresi ovvero QSP = Quantu Sinni Piglie (il qb = quanto basta moderno), Laura è riuscita ad estorcere a Nonna Annina la ricetta dei suoi Cannilijri che prepara ogni anno per la Pasqua nella sua cucina immersa nel centro storico di Cetraro (CS).

 

INGREDIENTI

  • 1 kg di farina
  • 2 bustine di lievito Pane degli Angeli
  • 250 gr di zucchero
  • 250 ml di latte
  • 250 gr di burro/margarina/strutto
  • 4 uova
  • buccia grattuggiata di un limone
    a scelta, per aromatizzare ulteriormente:
  • 1 bustina di vanillina
    per decorare
  • uova intere crude
  • 1 uovo per spennellare
  • diavoletti di zucchero colorati

 

MANI IN PASTA!

Fate una fontanella con la farina e versate tutti gli ingredienti lavorandoli fino ad ottenere un impasto consistente.

 

Dividete l’impasto in tanti cordoncini e iniziate a dare forma ai vostri Cannilijri: prendetene due cordoncini e intrecciateli, ad un’estremità incastonate un uovo crudo (che si cuocerà nel forno) e fissatelo con altri due cordoncini più piccoli.

 

Disponete i cannilijri su una teglia con carta da forno, spennellateli con l’uovo e infornateli a 180° per circa 30 minuti (preferibilmente forno ventilato).

 

A cottura e doratura avvenute, tirateli fuori dal forno e decorateli con i diavoletti di zucchero.

I Cici e la Riganella, tradizione arbëreshë

Nei centri arbëreshë, ovvero lì dove si trovano le comunità minoritarie calabresi degli albanesi d’Italia, i dolci tipici pasquali sono i “Cici” e la “Riganella”.

 

I Cici sono la variante dei cùculi in terra albanese, hanno la forma di una gallina o di altri animali e sono chiamati anche “pulza”. Prendono invece il nome di “shporteza” se hanno la forma circolare come i cudduràci.

 

La Riganella invece è una torta con un impasto all’origano a forma circolare e ripiena di uva passa, caffè, noci e cioccolato.

Dolci di Pasqua in Calabria, Cici

© i Cici | foto di Wlady @calabriafoodprn/IG

I Mostacciùoli o Mustazzùoli, Mostazzòli o ‘Nzuddha

Non tutti sanno che questo dolce una volta veniva preparato nel periodo pasquale e consumato fino al Natale.

 

Si tratta di un dolce tipico di Soriano Calabro (VV) e si narra che fu addirittura Aristotele a inventarlo che, essendo vegetariano, evitava così di sacrificare animali da dare in dono. Altri racconti attribuiscono invece la creazione di questa leccornia ai Padri Domenicani.

 

I Mostaccioli prendono la forma approssimativa di animali come pesci, galline e cavalli oppure forme femminili, impastando miele di fichi con zucchero, farina, mandorle, chiodi di garofano e scorze di limone o di arancia.

Dolci di Pasqua in Calabria, Mostaccioli

© i Mostaccioli | foto di sergiostraface.it

Ginetta chiamati anche ‘Nginetti

I “Ginetti”, originari della provincia di Vibo Valentia, sono dei biscotti a forma di tarallo con un impasto molto semplice fatto di burro, uova, vaniglia e ricoperti con la glassa di zucchero.

 

Un tempo si usava regalarli agli invitati in occasione di grandi eventi come matrimoni e battesimi ma anche per festeggiamenti in generale.

 

Durante il periodo pasquale vengono preparati prima della Domenica delle Palme.

Dolci di Pasqua in Calabria, Ginetti

© i Ginetti | foto di Wlady @calabriafoodprn/IG

Nepitelle dette anche Jaluni

Le “Nepitelle” sono un dolce tipico del catanzarese e del crotonese, preparato con un impasto molto semplice in cui viene aggiunto o il vino cotto, o il miele, o un liquore.

 

Il ripieno classico delle nepitelle è sicuramente quello con noci, mandorle, uva passa, cioccolato e fichi secchi ma esistono le varianti moderne con la Nutella (shhhh, non ditelo alle nonne!) o con ricotta e cioccolato.

 

Hai bisogno della ricetta delle nepitelle? La trovi qui.

Dolci di Pasqua in Calabria, Nepitelle

© Nepitelle | foto di Martina @in_linea_con_gusto/IG

Il viaggio gastronomico attraverso le strade dei dolci pasquali calabresi è giunto al termine. Mi raccomando, se avete da suggerire altri dolci tipici che non ho menzionato, lasciatemi un commento qui sotto!

WLADY, IL DEGUSTATORE CRONICO
Contributor

 

Sono Wlady (ebbene sì, tipico nome calabrese), nato a Cosenza, innamorato del mondo ristorativo-alberghiero, laureato in Scienze Turistiche, fondatore di Calabria Food Porn. Per LOVECetraro – Calabria Travel Blog vi porto alla scoperta delle tradizioni culinarie calabresi a colpi di piatti tipici, storia e fantasia.

 

 

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AUTHOR: Wlady
2 Commenti
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    Mauro Zappia

    Grazie! Un viaggio tra i ricordi di mamma cetrarese doc. Mi raccontava che i cannelieri andavano fatti il giovedì santo e ricoperti con glassa di zucchero (naspro) petchè ricordavano cristo avvolto nel lenzuolo bianco.
    Un abbraccio

    6 Aprile, 2020
    • Avatar

      Grazie Mauro per il tuo passaggio! Io proverò a farli venerdì santo, ricordando il detto “Benaditta chilla pasta ca di venneru s’impasta, maliditta chilla trizza ca di venneru s’intrizza”! :-*

      6 Aprile, 2020

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