Sono a Guardia Piemontese (CS), paese fondato dai Valdesi in fuga prima dalla Francia e poi dal Piemonte a causa di persecuzioni religiose. Neanche qui hanno avuto vita facile e hanno lasciato un bella impronta indelebile nella cultura calabra (la storia dei Valdesi ve la racconto qui).

Per conoscere le vicende di questo luogo sulla Riviera dei Cedri che è l’unica isola occitana del Sud Italia, è inevitabilmente piacevole addentrarmi nella Casa della Cultura e nel Museo Valdese.

La Casa della Cultura è Il luogo ideale per fare ricerca sui Valdesi e i Valdesi di Calabria spulciando tra i vari testi a disposizione e non posso fare a meno di prendere in prestito almeno un libro.

Entrare nel Museo Valdese è invece come fare una passeggiata al coperto tra oggetti, abiti e simboli della cultura occitana. Lo percepisco subito che tutto è posizionato con cura e che ogni oggetto rappresenta la voglia di tutta la comunità di raccontare e far conoscere questa storia di fede e sangue, incastro fondamentale della cultura calabra.

Il museo è diviso in 3 sale e percorrerle è molto emozionante, soprattutto se ad accompagnarti ci sono le parole cariche di pathos di Fiorenzo, Responsabile del Centro di cultura e di Sandra, guida del Museo.

Nella prima sala la cosa che mi ha subito colpito è la Porta in legno con Spioncino. Mentre oggi parliamo con leggerezza di privacy, questa porta, che si può trovare ancora nel centro storico, serviva per spiare dall’esterno i Valdesi dentro le loro case, nella loro intimità. Dopo la strage dei Valdesi del 5 giugno 1561 (frutto di un complotto tra la Chiesa e il Feudatario del paese) con questo spioncino la Chiesa si assicurava attraverso, i dominicani, che i sopravvissuti alla strage non professassero nuovamente la loro fede, non si riunissero in più di 6 persone, non parlassero la loro lingua occitana.

Nella seconda sala inizio a sognare guardando da cima a fondo l’abito guardiolo da sposa del 1800 chiuso nella teca, di cui ho potuto indossare una straordinaria riproduzione, espressione della rinomata arte tessile delle donne valdesi. Un abito che nei secoli si è modificato e di cui se ne può cogliere l’evoluzione nel tempo proprio in questa stanza: da capo semplice adatto ad un ambiente montano e indossato appena i valdesi arrivarono dal Piemonte in Calabria, a capo super elaborato, fatto di tessuti preziosi, complessi ricami e diverso per ogni occasione. Da sposa, sa giorno, da lutto e domenicale, qui le mie pupille prendono la forma dei preziosi intrecci guardioli originali in mostra.

Al centro dell’attenzione nell’ultima sala c’è la lingua occitana (o guardiola), con cui Pietro Valdo, fondatore del movimento, tradusse in Francia la Bibbia agli albori della sua storia. Vietata anche questa dopo la strage, i Valdesi continuarono a tramandarsela di generazione in generazione con coraggio, permettendo così di conoscere ancora oggi la loro cultura.

La mia visita al Museo Valdese si è conclusa. Qui sotto vi lascio info e consigli per organizzare la vostra!

Info per organizzare la vostra visita

Museo Valdese e Casa della cultura: gratuiti, aperti da giugno a settembre dalle 17:00 alle 20:00; aperti su richiesta da ottobre a maggio. Fiorenzo +393299111405 | Tina +393475466646

Il mio consiglio: oltre a visitare il Museo, fate anche un giro nel Centro storico, visitate il Laboratorio Tessile e riservatevi del tempo per fare un’escursione sugli antichi Sentieri Valdesi. Partite dal mio racconto su Guardia Piemontese e lasciatevi ispirare.

Racconto realizzato in collaborazione con il Centro di cultura Gian Luigi Pascale.

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LAURA

 

Nata e cresciuta a Cetraro (Calabria), vivo a Milano con il cuore verso sud. Qui racconto la mia terra tra luoghi, sapori e tradizioni. Per sapere di più su di me

 

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