Quando avevo circa 10 anni i miei genitori mi comprarono l’enciclopedia Fabbri Editori di 21 volumi per le ricerche scolastiche, roba che al giorno d’oggi con l’esistenza di wikipedia sembra affare da cavernicoli.

 

Tra questi c’era quello dedicato all’arte e rimasi turbata dalla crudezza di un quadro raffigurante un cadavere sotto analisi: era la “Lezione di anatomia del dottor Tulp” di Rembrandt che sognavo anche di notte.

Ora quel quadro ho potuto vederlo dal vivo nella mia terra alla Galleria Nazionale di Cosenza in versione digitale insieme alle incisioni originali di questo artista olandese considerato uno dei più grandi pittori e incisori della storia dell’arte europea del ‘600.

Ma ci pensate che evento straordinario? Il 2019 è un anniversario importante in cui l’Italia, l’Europa e il mondo intero ricordano i 350 anni della morte di Rembrandt Harmenszoon van Rijn e per la prima volta in Calabria anche noi possiamo toccare con mano la visione enigmatica, malinconica e struggente di questo artista che arriva al cuore anche se non si è cultori d’arte.

Perché io su cosa fossero queste “incisioni” non avevo le idee molto chiare. E poi Rembrandt non era famoso per i suoi quadri? E così il 24 gennaio sono partita dal mio paese, Cetraro in provincia di Cosenza, per andare nel capoluogo di provincia all’inaugurazione della mostra “Rembrandt. I cicli grafici, le sue più belle incisioni” organizzata dall’Associazione N°9 che mi ha invitata all’evento. 

Con me ho portato la mia amica Ilenia, appassionata d’arte laureanda all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro (sì, è proprio quella dei “pastilli” calabresi!).

Abbiamo preso il pullman da Cetraro che in un’ora ti porta all’Autostazione di Cosenza e da lì ci siamo incamminate verso Palazzo Arnone, sede della Galleria Nazionale e della mostra.

Negli anni in cui ho vissuto nel mio paesino di provincia sul mare ho vissuto poco la città di Cosenza e quindi stavolta, durante il mio viaggio in pullman per raggiungerla, guardavo fuori dal finestrino in trepidante attesa di ciò che avrei visto da lì a breve nella città di Alarico e Bernardino Telesio, che quest’anno oltre a Rembrandt omaggia anche i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Il percorso dall’autostazione dei pullman a Palazzo Arnone è stato frettoloso per il poco tempo a disposizione e per la pioggerellina che iniziava a cadere, ma non potevo non approfittarne per scattare qualche foto ad alcuni bellissimi angoli del centro storico cosentino da cui io e Ilenia siamo passate per raggiungere la mostra. Mi hanno folgorata!

E ne ho fatto una anche quando, alla fine di una salita, mi sono ritrovata davanti la mia meta: Palazzo Arnone sul colle Triglio, arancione, imponente e maestoso. Un palazzo storico costruito a partire dal 1500 e che nella sua storia ha cambiato diverse destinazioni d’uso (perfino un carcere) fino a diventare la galleria della cittadina. Appena entrata nel grande androne con volta a botte a colpirmi è stato inevitabilmente l’affresco di uno stemma araldico e il panorama della città vecchia sul colle Pancrazio che si staglia dietro l’enorme portone d’ingresso. Wow!

Salita per le scale, eccomi arrivare alla sala d’accoglienza dove ho incontrato i produttori e i curatori della mostra la cui emozione per questo evento era impressa nei sorrisi. Mi hanno permesso di entrare subito nelle sale ospitanti le opere di Rembrandt per scattare qualche foto prima dell’arrivo di tutti i giornalisti. “Iniziate pure da qui” ha detto a me e Ilenia Marco Toscano, uno dei curatori.

 

E così, passo dopo passo, eccoci camminare lungo l’allestimento delle oltre 30 incisioni originali provenienti da musei e collezioni private distribuite in diverse sale. Inizio ad attraversare gli spazi sentendo subito la sensazione di essere proiettata nei giochi di luci e ombre tanto cari a Rembrandt. “Ci credi che hai davanti un pezzo d’Europa del ‘600?” mi ripetevo tra me e me.

Prima i ritratti e gli autoritratti, poi i racconti biblici e a seguire i mendicanti. E dopo ancora ecco la riproduzione del suo studio olandese del 1963 quando era ormai in miseria e infine, come sorpresa, una camera oscura calda, rilassante e molto scenica con 6 grandi dipinti digitali retro-illuminati concessi dal museo di Amsterdam (è proprio in questa sala che si trova il mio indimenticabile “Lezione di anatomia”!)

Il tempo di fare qualche scatto veloce cercando di tenere a bada l’emozione per quello che stavo fotografando (come la sua firma) ed è arrivata l’ora di sederci nella sala adibita per la conferenza stampa d’inaugurazione.

 

La fine della conferenza segna l’inizio della visita alla mostra guidati dalla bravissima storica dell’arte Francesca Mandarino. Con lei riattraverso le sale che prima avevo percorso frettolosamente, ascoltando affascinanti racconti e aneddoti su Rembrandt e le sue opere.

Proprio lei ci fa capire la fortuna di poter ammirare uno dei pezzi da novanta della mostra: “Cristo guarisce gli ammalati”, opera conosciuta anche come “La Stampa da Cento Fiorini” per via della cifra fuori dal comune pagata per il suo acquisto. Eccola, posizionata in una nicchia in penombra per assicurarle una maggiore protezione data la sua preziosità.

E finalmente ho capito cosa sono le incisioni e perché lo hanno reso così famoso, ho guardato con i miei occhi quelle linee di colore nero nate da una maestria incisiva che si trasformano in capolavori immortali proprio come da desiderio di Rembrandt: dare all’incisione lo stesso valore della pittura creando opere riproducibili in più copie e quindi perfette per aumentarne la popolarità.

Visitare la mostra di Rembrandt a Cosenza permette di viaggiare nella vita movimentata ed enigmatica di questo genio olandese vivendo, incisione dopo incisione, i suoi primi passi artistici, attraversando l’apice della sua fama ma anche la sua povera fine in bancarotta.

Un viaggio attraverso gli sguardi parlanti di ritratti e autoritratti, dalla ricchezza alla miseria, dalle gioie ai dolori per le morti in successione di moglie e figli. E in tutte le opere si percepisce la voglia di dare a chiunque la stessa dignità, che si tratti di un re o di un pezzente, che ci si ritrovi davanti un’opera commissionata dagli abbienti del suo tempo o dedicata ai mendicanti dimenticati alle cui emozioni dava voce.

Potete visitare la mostra “Rembrandt. I cicli grafici, le sue più belle incisioni” fino al 24 marzo 2019 presso la Galleria Nazionale di Cosenza situata nel prestigioso Palazzo Arnone.

 

Per tutte le info su orari, prezzi e laboratori didattici, andate pure sul sito www.rembrandtcosenza.it.

DOVE SI TROVA LA GALLERIA NAZIONALE DI COSENZA A PALAZZO ARNONE

Qualche altro scatto dalla mostra di Rembrandt a Cosenza

*articolo scritto in collaborazione con Associazione n°9

LAURA

 

Nata e cresciuta a Cetraro (Calabria), vivo a Milano con il cuore verso sud. Qui racconto la mia terra tra luoghi, sapori e tradizioni. Per sapere di più su di me

 

3 Commenti
  • Pasquale Avolio

    Bellissimo evento. molto vicino a me cche vivo a Cetraro. Appena possibile andrò di persona a visitarlo. Per ora ho ammirato il Tuo ottimo lavoro.
    Grazie e cordiali saluti.

    Febbraio 13, 2019
  • Pasquale Avolio

    Splendi lavoro.

    Febbraio 13, 2019

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